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DIZIONE

LA FORMA ÈÉ SOSTANZA

La dizione. Alla fine non serve, no? Tanto ci si capisce. Gli italiani si fanno capire ovunque. Grande abilità ma non linguistica, istintiva. E va bene, benissimo. Ma, se vuoi fare l’attore e conoscere una lingua in più, una lingua corretta, oltre il dialetto (che, purtroppo, nessuno parla più), devi ripartire dalle vocali, dai suoni della “base” che i programmi scolastici ministeriali non includono. Allora, si parte per questo viaggio tutto sommato semplice: basta ignorare le prese in giro, le beffe dei compagni di scuola, dei colleghi, dei mariti o delle mogli. La lingua. Italiana. Un suono duro e tonale che il mondo ci invidia, quello più chiaro “telefonicamente”, i doppiatori migliori della storia cinematografica e teatrale, e tutti li ambiscono. Tranne noi. La lingua italiana è meticciata da suoni anglosassoni o paradialettali. Abbiamo perso l’una e sporcato gli altri. Non ci rivolgiamo soltanto ad aspiranti attori/doppiatori/speaker, cioè a chi vorrà iniziare un percorso che usi la parola come mezzo professionale in senso “artistico”, ma anche a coloro che in pubblico la usano non necessariamente per fini “performativi”. La parola trasporta la nostra mente ed il nostro cuore. Amare le parole spesso vuol dire usare bene corpo e mente.
Rocco Capri Chiumarulo, Anna Garofalo

In sottofondo, il brano È inutile che scappi (A. Garofalo) interpretato dall'autrice

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