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TEATRO

APPUNTI DI TEATRANTI SEMPRE SULL’ORLO DEL PENTIMENTO


Incautamente e con grande generosità, qualcuno ci chiama maestri, perché diciamo la nostra in qualche accademia o scuola teatrale. Qualcuno, solo perché deve. Ad ogni modo, davvero non sappiamo se ne siamo degni e, al di là di qualche conoscenza tecnica e pratica, ci piacerebbe meritare quel titolo per la fede quotidiana che riponiamo in quella che si suol chiamare arte della finzione. Riteniamo che il teatro, secondo esperienze partecipate di chi lo pratica, non lo si possa insegnare e, quindi, crediamo che anche quello che conosciamo come mestiere dell’attore non possa essere trasmesso solo affidandosi all’applicazione pedissequa di regole o precetti: ogni attore è un caso a sé, perché ogni uomo è un caso a sé. Riteniamo, però, che sia possibile passare delle esperienze e sviluppare, su alcune basi tecniche e morali, un vigile abbandono al teatro di coloro che, forse, saranno attori domani: un cammino lungo, incerto, svolto praticando sulla scena il lavoro concreto di apprendistato.

Non si può avere la pretesa di creare degli attori, ma di aiutare coloro che vorranno e che sono dotati di una disponibilità naturale a linguaggi sempre più integrati per interessare, scuotere, affascinare e rendere pensante un pubblico, i pubblici. Ma anche, al tempo stesso, l’impulso a sfidare i linguaggi più levigati, a metterne in dubbio (dopo averli conosciuti, s’intende) i cliché più abusati: cercare altri rivoli ed altri codici, ennesimi linguaggi che si formano e si disfano continuamente. Mai niente di definitivo, quindi. Mai.

Un attore non finisce mai di riformarsi.

Tuttavia, riteniamo che se egli riceve, all'inizio, alcune “fondamenta”, se esercita il proprio corpo e la propria mente all'avvenimento teatrale di cui egli sarà il centro, il suo lavoro sul palcoscenico sarà più agevole e troverà forse nell'arte della finzione una sincerità di fondo che renderà la sua avventura umana un po’ meno distorta o distratta. Vorremmo una scuola di teatro che servisse l'uomo-e-l'attore nello stesso tempo. Un obiettivo indirizzato anche a coloro che arresteranno il loro cammino ad un certo punto dei corsi o a quelli che non diventeranno mai attori: ci piace pensare, che gli anni spesi in quella scuola o per quei laboratori non saranno mai perduti per la formazione culturale ed umana di ognuno.

Una disciplina interiore, oltre che di comportamento, ma anche un luogo di affetti alti e profondi: una scuola umana, dove esaltare lo spirito collettivo, non quello gregario. Giammai, quello dell'aggressività e dell'orgoglio.

Altrimenti, faranno gli attori. Ma non lo saranno.​

Rocco Capri Chiumarulo, Anna Garofalo

In sottofondo, il brano Il duello (S. di Lauro - P. Mastronardi) dal CD espaGNa (℗ 2004 Terrae)

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